Il dottor Manzi esaminò
Quinta visita specialistica in 60 giorni.
Giovedì 26 marzo, N. saliva le scale della clinica "

Radiocentini plays



“Non è forse una scelta dimenticare?”
Parole lame da scagliare sull’autunno incipiente.
“Nessuno ha chiesto il tuo parere”.
“In realtà”, sillabò tra un morso e l’altro alla mela annurca, “siamo tutti in lotta per non rimanere precari a vita”.
Non dissi nulla. Strinsi il rotolo di DVD di Bob Zemeckis e attraversai con l’occhio sinuoso piacere, desiderio e compiacimento. Di non essere nessuno. Se non una macchina sognante di visioni.

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Ligabue
MARLON BRANDO E' SEMPRE LUI
da Ligabue (1990)

Non capitava da un po'. Nella calura della campagna viterbese, si sedette sull'enorme pietra consumata dal grasso, tergendosi il copioso sudore dalla fronte con l'inseparabile fazzoletto di tela azzurra. Volse lo sguardò e ripensò. Il cibo che vi era stato divorato o gustato, le lacrime versate, i litigi, le scopate e i pensieri, le amerezze e le gioie. I gol ascoltati.
ei potuto passare sullo sfruttamento, sui 300 euro di merda per 40 ore nette settimanali.
e, perciò non vi andrà molto degli sforzi altrui, mentre voi siete da ore a farvi il mazzo sul posto di lavoro.La carezza del meltemi modellava i contorni del golfo, di cui distingueva i nuovi olivi piantati da Alexis, gli aggiusti delle case, il numero delle pecore di Porphyrios. Quando le cataratte erano meno crudeli, carpiva le arrugginite scritte delle compagnie che solcavano il mare e il loro olezzo di gasolio.
Si ritirava sulla torretta ogni sera - un pezzo di groviera, uno di pane - per ammirare il cielo col bizzoso telescopio.
Quella sera, col barlume di vista, scorse una nave di legno. Inforcati gli occhiali, lesse la dicitura e capì. "Un'altra nave va", fu l'ultimo pensiero di Padre Niccolao.

Sarà l'ultima volta.
- Uà, cumm l'ammo cumbinat a chillo!
- Pigliamm a chill'ato mo'
I passanti inzuppati dai gavettoni bestemmiavano, bussando al citofono.
- Chissenefotte, ahahah, mammà nun ce stà.
Il contatto violento delle tozze dita sul volto. La sorpresa. Non aveva mai alzato le mani contro di me.
Mi prese per il braccio. Mi portò all'orto seccato dal sole. Mi fece sedere accanto a una piantina di pomodori in sofferenza. Senz'acqua se more - solo questo, disse.

Mi faccio coraggio. Tra poco la Falce arriverà. Entro. Lui alza gli occhi: - Bello d''o nonno, nun te scurdà 'e sunnà. Solo questo, dice.
La bolla invase la stanzetta, zeppa di peluche quaderni cuori di carta pupazzetti.

Superò indenne la serratura, rapita dall'odore di muffa della carta da parati a fiori giallognoli. Accarezzò la scritta INDESIT del silenzioso frigorifero, volteggiò nella dispensa polverosa sfruttando il varco offerto dagli sportelli semidivelti, planò sul pavimento, ammirando le volute dei segni e delle macchie sulle piastrelle.
Cullata dal vento, ripartì alla volta di un antro oscuro. Muovendosi alla cieca, riconobbe il duro contatto del ferro battuto e della lana pesante. E guardando la madonnina di gesso si spense, lasciando l'ultimo sorso di vita nella casa abbandonata.
Blu elettrico intermittente, aria rarefatta.
Le rughe della contadina profumano di anni.
Quante primavere, non so. Il cuore pesa diversamente a migliaia, centinaia di migliaia di chilometri di distanza.
Un cagnolino boliviano dalla faccia da sbirro mi rimprovera. E allora gli dò il pane.
Quanto manca? La guida caccia un coltello e chiede i soldi.
Poi fa un salto pazzesco e ride. Giok, giok, biascica nel suo inglese spagnoleggiante.
Che cazzo di amici ha mio fratello.
La vetta del monte brulica di uccelli, da giù sembrano tanti da oscurare il cielo.
Respiro a fatica.
Ma sono qui. E ti troverò.
Il foro non era più grande di quello che provoca una pistola di piccolo calibro. Una 7mm.
Guardò con raccapriccio e disgusto la scena.
Non aveva neppure la forza per chiamare soccorsi.

Buio.
Rinvenne d'improvviso, non appena si accorse che non si trattava di un maledettissimo e fottuto incubo. No. Le spoglie giacevano lì. Monumento crudele di un inimmaginabile orrore.
Acqua.
Bevve un sorso, inframmezzato da un lento e profondo respiro. Calma. Bisognava farsi forza, anche se ci sarebbe voluto tempo.
Chi poteva credere si sarebbe arrivato a tanto: lasciare che della cenere cada sull'ultimo abitino di Versace, che tempi...
Il Cimbro gongolò alla vista del massacro dei Galli che si ritiravano e della fanteria vichinga trionfante. E assaporava un altro trionfo, più succulento e crudele.
Impugnò l'alabarda e lanciò il pezzato al galoppo.

Raggiunse il nemico, che ansimava poggiandosi sulla lancia. Gli occhi dei due si incrociarono attraverso il silenzio immoto del bosco.
Il Cimbro strappò a mani nude l'arma al fante Gallo superstite. Si liberò della corazza e gli spaccò il naso con un diretto implacabile.
“Così impari brutto stronzo a far suonare il cellulare alle Rievocazioni Medievali”, affermò Re Kungham, alias Mirco Saddosu di Cagliari.
Carico il sensore. E questa caricatura di fucile a infrarossi.
I calcinacci sulla strada per San Donato coprono cadaveri. E cani morti e macerie.

Da Monteoliveto la scia azzurra del segnalatore GeyIntel di uno dei nostri s'interrompe. Un altro compagno perso. Quinto anno di guerra.
Mi addosso a un muro di tufo superstite. Protetto temporaneamente dalla collina dell'Addolorata. Qui, dove organizzavamo picnic. Tempo fa.
Caldo. Incoscienza. I laser frantumano rocce a due metri da me. Ci annienteranno.
Aspettiamo i rinforzi. La maschera antigas soffoca. Aspettiamo.
Mi rintano nei sotterranei del Convento. Qui, i Cervinaresi non si azzarderanno a venire.
L'aquila piumata d'argento varca le porte. I cumuli cirriformi bagnano le terrazze cerulee, e io ispiro gli effluvi celestiali della Pleomele thaliodes e le carezze della Musa Ornata.
Guardo le vette.
La neve che scolorisce nel blu polvere, o si avvampa di cobalto, qualche chilometro più in su, dove tutto sa di miele d'acacia e crescono piante di cocco e aranci e gli omini con le giacchette impomatate servono cocktail agli ospiti con ali dorate.

L'infermiera fa capolino.
Apro gli occhi.
Sussurri.
Non uscirò.
Fuori i bambini continuano a giocare. Un ambulante vende noccioline tostate.
L'asfalto. Gli scogli sull'acqua. L'odore di nuovo nella 147. Le curve della Costiera. Un maledetto giorno di lavoro.

Alla Cala frenò di botto. Turisti vocianti dalle pelli bruciate. Cazzo, avrebbe fatto tardi.
Scese dal coupé, passò tra i curiosi per vedere cosa fosse successo. Vide un nennillo, di 10-11 anni, dibattersi disperatamente tra le acque. Un attimo: svestì il completo Armani, si tolse le Rossetti di velluto e si tuffò.
La gente lo accerchiò. L'eroe, lo chiamavano. Ripresosi dallo sforzo, raccolse gli abiti e ripartì. Erano già le 3 e un omicidio come quello non si poteva certo rimandare.